TRASH ANIMALS: quando il riciclo si fa arte e natura

La trash art, nata ai primi del Novecento con il ready made di Duchamp, nell’ultimo decennio è diventata un movimento artistico che si concentra sull’utilizzo del rifiuto e del riciclo nelle arti visive, inclusi cinema e design, spesso in critico contrasto con la società di oggi, incentrata sul consumo.

La materia rifiutata è ormai parte integrante del mondo dell’arte, perché – come sostiene Tony Cragg – si può vedere l’immondizia come “rifiuti […] oppure si può iniziare a pensarci sopra. Ogni elemento è magnifico, oppure brutto o qualsiasi altra cosa. Dipende dalla nostra gamma dei criteri”: non è questione di qualità dei materiali a disposizione ma di qualità dello sguardo, che deve essere capace di vedere oltre, di cogliere il bello anche laddove apparentemente non c’è: lo sguardo tipico degli artisti.

Abbiamo selezionato 10 creativi, accomunati dalla tecnica del riciclo e dai soggetti ritratti ma diversi per stile e materiali impiegati, che riescono a trasformare oggetti “inutilizzabili” in opere d’arte.

1. Chie Hitotsuyama

è un’artista giapponese che crea sculture utilizzando carta di giornale, un medium non solo “povero” ma anche davvero effimero, buttato nella spazzatura già dopo poche ore dall’acquisto. La carta viene inumidita, arrotolata e incollata, per “creare curve e contorni con ogni singola stringa di carta”, spiega Hitotsuyama.

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Opera di Chie Hitotsuyama, Paper Artist

Il suo lavoro si concentra soprattutto nel realizzare animali che, come spiega lei stessa, “sono uguali a noi nella misura in cui viviamo insieme su questo pianeta […] Vivono ordinarie vite quotidiane proprio come noi”: il suo intento, che persegue tramite realismo e grandezza naturale, è quello di trasmettere e far capire la vita del regno animale.

2. Susan Beatrice

viene dal New Jersey ed è specializzata in piccole graziose sculture steampunk, che realizza utilizzando le parti più piccole di vecchi orologi, come ingranaggi e meccanismi. Dai topolini ai dragoni, dai coniglietti alle creature mitologiche, tutte le sue opere sono “ecosostenibili e […] sensibili ai limiti delle nostre risorse naturali”, come lei stessa dice.

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Attenta e partecipe alla causa ambientalista, Susan cerca di rivelare la bellezza nascosta (e spesso trascurata) di oggetti ormai vecchi, inutilizzati e rovinati nel tentativo di incoraggiare il riciclo al posto dello scarto per evitare di accumulare spazzatura.

3. Bordalo II

alias Artur Bordalo, è uno street artist portoghese i cui “Big Trash Animals” sono ormai famosi e diffusi in tutto il mondo. Qualsiasi materiale ripescato (personalmente da lui!) nelle discariche (pezzi di automobile o intere automobili, biciclette, copertoni, porte…) viene da lui riutilizzato per creare gigantesche e dettagliate opere – soprattutto bassorilievi ma anche installazioni 3d – raffiguranti animali: “tutto ciò che la società scarta per riprodurre quello che più c’è di naturale”, come scrive Giulia Mattioli.

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Opera di Bordalo II

Come altri esponenti della trash art, anche Bordalo II – che si autodefinisce un attivista – con le sue opere vuole attirare l’attenzione sulle tematiche ambientali ed ecologiche e lanciare una critica alla odierna società dei consumi, rappresentando la natura tramite tutto ciò che la sta distruggendo.

4. Sean Avery

scultore e illustratore australiano, si è concentrato sul riutilizzo di oggetti caduti in disuso recentemente: i CD. Lui stesso ha definito la sua arte “sostenibile” e tutti i suoi lavori sono realizzati con materiale riciclato. Anche lui si è dedicato alla riproduzione del mondo degli animali che, grazie alle sfumature metalliche, assumono fattezze vive, vibranti e soprattutto ben riconoscibili.

Sean Avery

Scultura di Sean Avery

Lungi dal nascondere i materiali “poveri”, Sean li celebra e li esalta, come a farne un manifesto delle sue idee artistiche: le sue sculture brillano di blu, viola e azzurro proprio come i vecchi CD lasciati a impolverarsi e a cui viene così data nuova vita.

5. Robert Bradford

dopo aver esordito come pittore e regista, ha preso la strada della scultura: ha raggiunto la fama grazie alle opere realizzate con oggetti di plastica ormai inutilizzati, soprattutto giocattoli venuti a noia e dimenticati.

Robert Bradford

Scultura di Robert Bradford

Le sue sculture “riciclate”, a grandezza naturale o anche di più, coloratissime e luminose, sono piene di ironia e energia positiva, perché secondo Robert, “i giocattoli sono una versione colorata della vita quotidiana […] giocare è una parte essenziale del processo creativo […] noi siamo umani e [come le sue sculture, ndr] siamo fatti di tanti pezzettini”.

6. Sayaka Ganz

artista giapponese profondamente influenzata dalle tendenze shintoiste (secondo le quali ogni oggetto ha uno spirito e un’anima), realizza sculture con utensili, giocattoli e accessori di plastica riciclati, affinché“ ognuno di questi elementi trascenda la sua origine per integrarsi in un animale o in forme organiche viventi e in movimento”: è per questo che tutti i suoi lavori sono contraddinstiti da una slanciata dinaminicità, da un forte senso di vitalità.

Sayaka Ganz

Dark Horses di Sayaka Ganz

Il processo creativo di Sayaka è stato influenzato anche dalla sua infanzia, vissuta all’insegna di continui trasferimenti che l’hanno spinta a ricercare e ricreare intorno a sé un ambiente armonico: per lei il “processo di recupero e rigenerazione è liberatorio […] costruire queste sculture […] mi ricorda che, anche se c’è un conflitto in questo momento, vi è anche una soluzione in cui tutti i pezzi possono coesistere pacificamente. Anche se ci sono dei pezzi mancanti […], l’opera nell’insieme risulta bella e armonica”.

7. Hiroshi Fuji

anche lui artista giapponese e riciclatore seriale, crea grandi installazioni utilizzando i giocattoli dimessi. I suoi lavori esplorano il potenziale creativo dell’immondizia, cercando un modo per “trasformare le estistenze […] che non sono considerate dalla società in esistenze speciali”.

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Opere di Hiroshi Fuji

Hiroshi raccoglie i giocattoli con cui crea dinosauri, uccelli e altri animali grazie al programma Kaekko, da lui ideato nel 2001, programma che permette non solo il riciclo, ma anche lo scambio di giocattoli tra bambini: un ottimo modo per unire l’arte al divertimento e per coinvolgere anche i più piccoli.

8.Dario Tironi

è un artista bergamasco che ha conquistato fama internazionale grazie alla trash art: vecchi giocattoli come le Barbie, calcolatrici rotte, bottiglie di plastica e palline da golf vengono trasformati dallo scultore e assumono le sembianze di uomini e animali a grandezza naturale. Colorate e piene di vita, le sue opere prendono spunto dalla vita quotidiana e dai contrasti della società contemporanea, sempre più consumista e precaria.

Dario Tironi

Scultura di Dario Tironi

Vogliamo segnalare la sua Cyber Chimera (2014), posta nel Giardino della Gherardesca, che reinterpreta in chiave moderna la Chimera etrusca simbolo del Museo Archeologico di Firenze, che crea un proficuo dialogo tra passato e presente, tra classicità e contemporaneità, tra innovazione e tradizione.

9. Thomas Dambo

riesce a sintetizzare nelle sue opere i concetti di arte, riciclo e paesaggio: l’artista e designer danese realizza (grazie anche all’aiuto di volontari) enormi sculture con materiali di scarto che si integrano perfettamente con l’ambiente che le circonda, di cui diventano anche elemento caratterizzante in virtù delle dimensioni.

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I suoi giganti “riciclati” sono venticique sparsi in tutto il mondo, di cui sei – “The Six Forgotten Giants” – nei dintorni di Copenhagen, lontano dai sentieri più battuti, e per trovarli occorre organizzare una vera e propria caccia al tesoro: come spiega Dambo, “il progetto ha lo scopo di portare l’arte fuori dal museo, e di mostrare la bellezza […] del paesaggio che circonda la parte occidentale di Copenaghen, regalando allo stesso tempo a tutti quanti un’esperienza fuori dagli schemi ed eccitante”.

10. Anonimo

resta l’artista che nel 2012, in occasione di Rio+20, realizzò sulla spiaggia di Botafogo tre giganteschi pesci utilizzando bottiglie in PET riciclato, pesci carichi di significato: le sculture emergono dalla sabbia proprio come i rifiuti, ricordando come il mare e la sua fauna subiscano gli effetti nocivi della plastica non riciclata.

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