10+1 Opere del Bushwick Collective: un museo a spasso per Brooklyn

Durante la nostra vacanza a New York (potete leggere il diario di bordo sul nostro canale Instagram) abbiamo partecipato ad “Alternative New York Street Art Tour: Brooklyn“, un interessante itinerario per le vie di Brooklyn alla scoperta della sua street art, itinerario guidato da Jeffrey Stirewalt.
Il quartiere di Bushwick è una galleria a cielo aperto, un’esposizione (semi)permanente di graffiti e di murales, nata grazie all’iniziativa di Joe Ficalora, cui obiettivo era la riqualificazione del quartiere malfamato dove vive da sempre e dove aveva assistito alla morte violenta del padre. Una volta ottenuto dai proprietari il permesso di utilizzare i muri esterni, da anni Joe convoca artisti di strada da tutto il mondo per abbellire gli edifici: è nato così il Bushwick Collective (2012). Ciascun’opera rimane per almeno un anno: dopo di che, sulla base dell’apprezzamento del vicinato e del pubblico, può essere sostituita o confermata.

Abbiamo scelto e fotografato per voi le dieci opere più belle (più una).

 

1. Alieni e fantasmini di Invader (@invaderwashere)

Invader è lo pseudonimo di un artista francese, classe ’69, che dal 1998 realizza le sue opere utilizzando mattonelle colorate che incolla sui muri esterni o pezzettini del cubo di Rubick (Rubikcubism) per decorare le pareti interne, in modo da ricordare il vistoso e grossolano “pixelaggio” tipico dei video game a 8-bit degli anni ’70/80, di cui rappresenta i personaggi. Uno di questi giochi, Space Invaders, gli ha suggerito anche il nome d’arte e la definizione che lui stesso dà dei suoi interventi: “invasion”, un’invasione di alieni, astronavi e fantasmini colorati, mai casuale ma sempre studiata in anticipo, in base a criteri estetici, strategici o concettuali. Sebbene i suoi mosaici siano ormai presenti in oltre sessantacinque città in trentatré stati diversi, ancora non si conosce la sua vera identità.
Anche Bushwick è stata invasa dai suoi pixel!
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2. La gabbia di Dan Witz (@danwitzstreetart)

Dan Witz, attivo dalla fine degli anni ’70, quando dipingeva colibrì per le strade di New York, è uno dei pionieri della street art. Tuttavia, a differenza degli altri artisti di strada, Witz ha sviluppato uno stile iperrealista, solo in apparente contrasto con la sua cultura punk: oggi dipingere in maniera realistica è una ribellione, perché, come lui stesso ha dichiarato, “la genesi stessa dell’arte contemporanea è scaturita dal rifiuto della pittura accademica realista; e ora i modernisti sono diventati la regola, e i pittori realisti la forza trasgressiva del cambiamento”. Alla base delle opere di Witz c’è un’immagine digitale, poi dipinta aumentandone la realisticità tramite il contrasto di luci e ombre.
A Bushwick si può ammirare una delle sue famose gabbie, dove è intrappolata una scimmia. La serie degli animali o degli uomini dietro le sbarre (siano esse grate, porte o inferriate), attraverso piccole installazioni, intende far riflettere sul grande concetto di libertà, sia fisica che metaforica, fragile e precaria.

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3. Dalì di Sipros (@sipros_sipros)

Sipros è un giovane street artist brasiliano autodidatta, con uno stile molto personale e riconoscibile, specializzato in ritratti realistici e al contempo fantasiosi: da tenere d’occhio, visti i risultati. Sebbene preferisca dipingere volti umani perché – come dice – “è più difficile e posso identificarmi con i miei soggetti. In più […] ho un soggetto diverso ogni volta”, il suo lavoro è in continua evoluzione, grazie sia alla rapidità con cui realizza le sue opere sia alla passione da cui è mosso.
Per il Bushwick Collective, proprio quest’anno, ha realizzato un mural “interattivo”: un gigantesco Salvador Dalì/marionetta, con un bicchiere nella mano destra e la cui mano sinistra arriva a occupare il marciapiede sotto il muro, pronto a intrappolare i passanti.03_SIPROS.jpg

 

4. Autoritratto di Fumero (@fumeroism)

Fumero (Jay Miesel Fumero), con base a New York, definisce la sua arte “Fumeroism” e le sue opere “Grafacts”, ovvero una combinazione di graffiti e arte astratta. Il suo stile, ben riconoscibile grazie al marcato contorno nero e ai vivaci colori fluo di riempimento, unisce elementi della Pop Art americana alla sua inclinazione per la caricatura, e dà una forte energia, anche emotiva, ai suoi lavori. Appassionato di disegno e fumetto fin da piccolo, si dedica ai graffiti a partire dall’adolescenza, inizialmente realizzando semplici tag e bubble lettering, per poi dedicarsi alle figure e ai ritratti: per lui i graffiti altro non sono che un’estensione del fumetto, un’ulteriore opportunità per esplorare forme, linee e colori del design di lettere e personaggi.
Dall’autoritratto presente a Bushwick si può capire bene che cosa sia il Fumeroism: una rappresentazione non solo dello stile ma anche del carattere di Fumero, disinibito e audace, e un invito a guardare oltre i confini della realtà convenzionale, grazie a opere di forte impatto visivo.04_FUMERO.jpg

 

5. Il Buddha di lettere di David Hollier (@davidhollierart)

Il lavoro di David Hollier, artista nato a Londra e trasferitosi negli USA, è facilmente riconoscibile: il suo tratto distintivo e peculiare è la realizzazione di ritratti composti di parole. Hollier ritrae personaggi di riguardo dal punto di vista storico-culturale, scegliendo attentamente i termini attraverso i quali il ritratto prende forma e dando così una valenza anche semantica e non solo visiva alle sue opere: il Buddha di Bushwick, per esempio, è formato dalla preghiera Metta Karuna, ovvero la preghiera di gentilezza e compassione, due qualità fondamentali per cultura buddista. Il testo si chiude con un’invocazione al Buddha Amida e genera un circolo virtuoso con il mural, quasi a dargli un titolo e a investirlo di senso poetico e filosofico.05_HOLLIER.jpg

 

6. “Vandal Gummy” di WhIsBe (@whisbe)

WhIsBe, la cui vera identità resta ancora un mistero, è uno street artist con sede a NY, le cui opere si ispirano alle immagini commerciali di Andy Warhol: inizia a dipingere muri illegalmente nel 2011 per condividere il suo messaggio con il maggior numero possibile di persone. Reso famoso da “McDictator”, opera che intendeva denunciare la “McDonaldizzazione” dell’America, WhIsBe modifica immagini alterandone il significato e inserendovi il proprio messaggio, spesso politico.
Per esempio, nella serie “Vandal Gummy”, presente anche a Bushwick, WhIsBe rappresenta la foto segnaletica di un orsetto gommoso (della Haribo): la contrapposizione tra la dolcezza e l’infantile innocenza della caramella e la durezza dello sfondo del Dept. Of Corrections vuole spingere gli spettatori a riflettere sulle istituzioni e sul ruolo che giocano nella nostra società.06_WHISBE.jpg

 

7. “Addicted to likes” di GIZ (@giz_nyc)

GIZ, nato e cresciuto proprio a Bushwick, ha iniziato a dipingere muri del 1988, a soli dieci anni. Nell’ultimo periodo, a partire dal 2013, la sua arte si è evoluta in una giocosa estensione della Pop Art. Dipingere è la sua valvola di sfogo, e lui continua a sperimentare stili diversi e a esplorare nuovi media.
A Bushwick la sua opera è palesemente provocatoria e denuncia l’odierna dipendenza dai social media: due immortali personaggi dei fumetti (uno dei soggetti preferiti di GIZ), Charlie Brown e Snoopy, sfatti e drogati, si chiedono quanti like abbiano ottenuto, perché oggi la fama dipende principalmente dall’apprezzamento ricevuto sui social. 07_GIZ.jpg

 

8. “Bog Turtle – The Art of Beeing” di Louis Masai (@loiusmasai)

Louis Masai, londinese d’adozione, si concentra sugli animali: ideatore e promotore del progetto “Save the bees”, con le sue opere vuole sensibilizzare il pubblico alla salvaguardia delle api, animali fondamentali per la sopravvivenza del pianeta. Per attirare l’attenzione sul colony collapse disorder, Masai dipinge api molto realistiche, che, stando in posizione accovacciata e sofferente, implorano aiuto anche esponendo cartelli.
Per la serie “The Art of Beeing”, con cui Masai intende “affrontare la crisi di estinzione una parete alla volta” e che è sempre incentrata sul problema della moria di api, a Bushwick ha realizzato due murales, entrambi di forte impatto visivo: in tutti i graffiti della serie, un’ape ricuce con ago e filo un animale di pezza sgualcito, permettendone così la sopravvivenza.08_MASAI.jpg

 

9. Robot e mani di Pixel Pancho (@pixelpancho) e Case – Ma’ Claim (@case_maclaim)

Pixel Pancho è un artista torinese del 1984 che proprio a NY ha trovato il massimo riconoscimento. Inizia a lavorare nel 2001, ideando un progetto che metta in contatto il mondo umano con quello dei robot, che – come lui stesso afferma – “sono una metafora dell’uomo. […] Dio o gli dei hanno creato l’uomo a loro immagine e somiglianza. […] L’essere umano […] ha sempre cercato di essere dio. […] Volevo far vedere gli errori fatti dall’umanità ma attraverso un robot, che è figlio dell’uomo”.
Case Ma’ Claim, alias Andreas von Chrzanowsky, è invece uno street artist di Berlino, caratterizzato da uno stile iperrealista e specializzato nelle mani: i suoi giganteschi graffiti, realizzati a partire da un ingrandimento fotografico, in virtù delle dimensioni e dei colori utilizzati, vogliono però andare oltre la realtà, stravolgendola e astraendola.
Dalla collaborazione dei due artisti a Bushwick è nato un bellissimo mural: due mani robotiche, da cui nascono fiori bianchi, si stringono, come a voler significare che dall’amore nasce il bello e che ciò che gli uomini stanno distruggendo (la natura) vince sempre sugli artifici umani.09_PIXELCASE.jpg

 

10. “I love Bushwick” di BERT (@bert_end2end) e FUBAR (@fubarmsg)

Anche Nils BERT Jänisch – che ha riempito Weimar, la sua città, di graffiti – e FUBAR – writer di Miami – hanno collaborato sui muri di Bushwick, creando un mural che unisce lo stile fumettistico dello street artist tedesco ai tag che hanno reso famoso l’americano: un panda, bomboletta e rullo alla mano, sembra appena aver finito l’enorme firma di FUBARBERT.
Il panda, dall’aria un po’ triste (uno dei soggetti preferiti di BERT), lancia il messaggio che anche noi di Artemperature condividiamo: “I love Bushwick”, e la amiamo perché il progetto non solo è stato fondamentale per la rivalutazione di un quartiere malfamato e per la valorizzazione della street art, ma è anche stato portavoce di un messaggio di condivisione e collaborazione, come dimostra la prossima nonché ultima opera analizzata.10_BERTFUBAR.jpg

 

11. Autoritratto di Lola (@lolatheillustrator)

Vogliamo citare in chiusura un’opera importante non per il valore artistico ma per il messaggio che manda: il mural è infatti opera di una bambina di nove anni, Lola, che non solo ha realizzato il suo autoritratto, ma ha anche aiutato Sophie, di sette anni, a terminare il proprio mural.
L’opera è importante perché portavoce, a nostro parere, dei valori fondamentali del Bushwick Collective, collaborazione e condivisione, perché sia chi mette a disposizione i muri sia chi li dipinge lo fa “per la causa”: per la rivalutazione e la valorizzazione di un quartiere fino a pochi anni fa con un alto tasso di delinquenza e che adesso invece è una delle cose migliori che New York possa offrire agli amanti dell’arte e del bello.11_LOLA.jpg

Foto realizzate da Marta Scandiani

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